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Una calda mattinata di mezza estate

Esci di casa alle prime luci dell’alba,
è agosto, una calda mattinata,
ti senti riposata e rinvigorita,
rilassata e rifiorita; un caffè al volo,
asciugamano, zaino a spalla
e ti dirigi subito alla tua meta preferita.
Distesa sulla sabbia di una spiaggia libera,
il pensiero va al lavoro e ai tuoi traguardi,
nonostante tutto il tempo trascorso,
quegli sguardi non te li riesci a scrollare di dosso;
anche se sono distanti, quegli istanti
sono ancora vividi, nella memoria,
quei brutti ricordi rimangono indelebili.
Ti guardi intorno e pensi tra te e te:
“Non sarà un paradiso tropicale,
ma per quest’anno mi devo accontentare.
Comunque sia, il mare è sempre il mare,
la calma che mi infonde è impareggiabile,
l’acqua è proprio il mio elemento naturale”.
Ti tuffi, fai un bel bagno rigenerante,
e mentre ti immergi, e trattieni il respiro,
in quei singoli attimi, ci sei solo tu,
in quella pace imperturbabile,
in quella calma irreale,
tutto il resto scompare.
Esci, ti asciughi e già ti senti meglio.
Sonnecchi e ogni tanto all’anno trascorso ripensi:
“Finalmente mi posso riposare,
da quella sconfitta ho imparato a lottare,
alla fine è andata come doveva andare.”
Ti rannicchi, e fissi quella
maestosa distesa blu:
i flutti, che improvvisano
coreografie danzanti,
festanti, giocando si rincorrono.
Pensi: “Potrei stare qui le ore
sono cosi ipnotizzanti,
sono così rilassanti.”
A largo, sospinti dalla brezza,
si intravedono lignei natanti,
che scivolano imperturbati;
le loro sagome svettanti
si stagliano sull’azzurro cielo,
sembrano fluttuare a mezza’aria.
In un baleno il tuo umore diventa più sereno,
il tuo animo si fa subito più leggero.
La spuma bianca e lattiginosa
che si infrange sulla battigia,
trasporta il profumo di salsedine
che l’animo ti pervade,
attimo dopo attimo,
lo stress accumulato scompare.
Senti sprofondare i piedi nella calda sabbia
e lentamente si dissolve la rabbia.
Senti mormorare il mare,
una docile brezza soffiare,
in lontananza frinire le cicale,
sopra la testa il gabbiano gridare.
“Il pericolo è scampato,
non mi devo più preoccupare.
Finalmente mi posso rilassare”.
Continuando a meditare:
“Non sarò più come prima,
non me la prenderò più a male,
continuerò a lottare,
ma senza accusare”.
In quegli idilliaci attimi d’incanto,
d’un tratto, ripensi a l’unica che
ti è stata sempre accanto:
“Cara amica, sorella mia,
se non ci fossi stata tu,
a tirarmi su, sarei già morta e sepolta,
non ce l’avrei mai fatta,
te ne sarò eternamente grata.
Ora che non ci sei più,
la vita ha un sapore più amaro,
tutto è così strano, così fosco,
rientrare e non trovarti più sul divano…
Nessuno potrà mai prendere il tuo posto.”
Una lacrima ti scende sulla guancia,
senti borbottare la pancia,
ma non è più rabbia, è solo fame.
È un pezzo che non controlli
più l’ago sulla bilancia.
“Finalmente sono in vacanza”.
Guardi l’ora:”È un po presto ma, che diamine,
vado al bar e mi prendo un aperitivo,
così mi coccolo, mi vizio e mi delizio”.
Un raggio di sole ti illumina il volto,
la giornata ha preso un piacevole risvolto.
“Non mi devo più intristire,
tu mi hai fatta guarire
da quella malattia
che si chiama malinconia;
te l’ho promesso, sarò forte,
qualsiasi cosa accada,
il tuo ricordo mi farà andare oltre”.