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Fase uno, due, tre, stella!

Fase uno, lockdown, no more get out of town.
Saracinesche chiuse, e tutti in quarantena a ingozzarsi come maiali,
ad alcolizzarsi e sfondarsi come se non ci fosse un domani.
Si sta in un perenne stato di agitazione, paura, ansia e tensione.
Si esce solo uno alla volta, bardati di mascherina,
guanti, acqua santa, croce e gel igienizzante,
il nemico pubblico è diventato il passante,
il runner e il barbone, senza autocertificazione.

Non puoi più andare a passeggiare al parco,
in montagna o al mare ma puoi fare 
file chilometriche al supermercato e alle poste;
tutto ciò è insensato, allucinante, a tratti esilarante.
Tutti si sospettano e si odiano, nessuno ti vuole più intorno.
I vicini ti sorvegliano quante volte esci al giorno,
se mangi biologico e se vai regolare di corpo.
Ti stanno continuamente a spiare, sono delle telecamere umane,
ti fotografano e tengono il tempo col cronometro.
Sono giudici e giustizieri, sono aguzzini e carcerieri.

Se tossisci, sei un criminale, finisce sul telegiornale,
se starnutisci, sei passibile di denuncia, è reato penale.
Se esci solo per comprare il pane, è uno scoop sensazionale.
Puoi pisciare il cane, ma solo il tempo essenziale
per fargli espletare la sua funziona corporale,
altrimenti il vicino ti può gambizzare con la sua Beretta.
Puoi uscire per farti curare, per una necessità reale
ossia per farti sborsare, fare la spesa e pagare una bolletta.
Quando vedi una pattuglia, accelera il passo, fai in fretta
ma non correre, altrimenti l’agente ti multa e ti ammanetta.
Se ti siedi su una panchina o se fai una festa in cantina
arriva Bertolaso che ti affoga nell’amuchina
o De Luca, il governatore, che ti brucia col lanciafiamme.
Colao che ti punisce con un calcio girato alla Van damme.
L’unica soluzione è quella di Trump, farsi in vena di candeggina.

Il momento più bello della giornata rimane quello delle diciotto,
succede sempre un quarantotto, passano il bollettino di guerra:
quanti positivi, quanti in terapia intensiva e quanti sotto terra;
aspetti qualche notizia di cronaca nera, sperando sia più distensiva.
Se poi alla fine parla Conte, so dolori de panza,
speriamo che il numero di contagiati non si rialza,
è la volta che ci chiude in una stanza, agli arresti domiciliari
fino a settembre, e poi dal divano chi se rialza?
Col caldo che farà quest’anno a ferragosto
ci cuoceremo a fuoco lento come un girarrosto.

Fase due, la ripresa, finalmente si esce dopo due mesi d’attesa
non è un liberi tutti, del comitato tecnico non è una resa,
altrimenti rovineremo tutti i nostri sforzi e i sacrifici.
Si possono vedere i parenti ma non i conoscenti,
poi i partner e gli amici, ma solo con benefici…
Insomma i “congiunti” purché non siano già defunti.
Riaprono bar e ristoranti, ma bisogna stare comunque distanti.
Entrate contingentate e separè in plexiglass,
speriamo che il vino sia dalla parte nostra del tavolino.
Si può uscire per passeggiare, uno alla volta
e come prima, non ci si deve assembrare;
probabilmente gli italiani devono averlo interpretato male:
a mezzanotte e uno, sono già tutti fuori
come se non ci fosse la pandemia, a fare gli aperitivi,
a gozzovigliare o in spiaggia stesi ad abbronzare,
ammucchiati uno sopra l’altro, tutti quanti,
ma mi raccomando con mascherine e guanti.

A questo punto dopo tutti sti stravizi è meglio
fare le analisi, glicemia e azotemia, per preparasi alla colonscopia.
Tanto se si rialzano i contagi stavolta finiamo tutti in ospedale.
Sanitari e forze dell’ordine, non sapranno più che pesci pigliare.
Per economia e sanità sarà una condanna a morte, senza funerale,
sarà un triste commiato, una sentenza con rito abbreviato.

Alla fase tre non si sa se ci arriveremo, forse la normalità
non sarà più quella di prima, ma tranquilli “ce la faremo”,
intanto pensiamo a superare l’estate, a non fallire
e a non finire in mezzo a una strada, per il resto vedremo…