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Essere malato mentale

Essere malato mentale vuol dire: 
non sapere mai cosa è immaginario e cosa reale,
non sapere mai cosa fare e di chi potersi fidare,
essere soggetto a sbalzi repentini d’umore,
essere costantemente in preda al terrore,
non essere capace di intendere né di volere,
non sapere mai se dovere e se potere.
 
Compiere un azione e non ricordarne la reale motivazione,
essere succube della propria immaginazione,
fissarsi con cose assurde che non esistono,
non sapere cosa rispondere mentre tutti gli altri insistono.
 
Non avere cognizione dello spazio e del tempo,
essere perennemente in balia di ogni triste evento,
sprecare ore e giorni a fissare il pavimento e i suoi contorni,
perdersi dietro casa e nei suoi dintorni,
essere intrappolato tra mura immaginarie
fatte di pensieri ossessivi e discorsi senza senso.
 
Essere risucchiato in una spirale autolesionista,
essere come ipnotizzato da un abile illusionista,
vivere proiettato nel futuro e nel passato
dimenticando chi è presente e chi è assente,
rimanere costantemente basiti e perplessi,
combattere una battaglia impari contro se tessi.
 
Dovere fare i conti con le voci e con le allucinazioni,
fare del male anche se si è animati dalle migliori intenzioni,
fare soffrire chi ci ama e non sa come aiutarci,
e vorrebbe salvarci ma finisce per evitarci.
 
Vuole dire sentirsi spiati e osservati,
essere emarginati e dimenticati,
vuole dire sentirsi sempre solo,
avere dentro un macigno 
 e sentirsi schiacciare al suolo.
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