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Istinto di conservazione

Ogni organismo vivente, l’uomo specialmente, è costantemente alla ricerca del modo di seguire ogni suo istinto, di soddisfare ogni sua pulsione: di trovare una fonte di cibo, di calore, di gioia, di soddisfazione e anche il modo di evitare la paura e il dolore, ma più d’ogni altro ha bisogno d’amore, di comprensione e di compassione. Quello che più importa in natura, della specie è la perpetuazione.
 
Ognuno mette in atto la più efficace strategia di evoluzione, bisogna sopravvivere a ogni costo, a comandare è la naturale selezione. A madre natura piace sperimentare in ogni sua forma, genere e mutazione; la varietà sfocia anche in bizzarria di quando in quando: colori sgargianti, fragranze ammalianti, melodie ipnotizzanti. Messaggi visivi, acustici e chimici. C’è chi trova la forza nel branco, e chi invece trova scampo solo nella solitudine. 

Anche se a conti fatti sei sempre solo, quando precipiti al suolo colpito da un artiglio, quando ti addormenti nel tuo giaciglio, quando nasci, quando pisci e quando emani l’ultimo respiro. C’è chi si riesce a mimetizzare alla perfezione, chi invece è appariscente per farsi ben riconoscere, come a dire: “alt, cambiate direzione!” Chi usa la velocità, chi l’astuzia, chi la dimensione, chi la pura e semplice forza bruta. C’è chi manifesta comportamenti altruisti, e chi egoisti, a volte  collaborano, altre competono, sono tutte strategie evolutive vincenti.

Un altro giorno strappato alla morte, è un giorno in cui dimostri di essere ancora forte. La forza vitale è prorompente, sfida costantemente la signora dalla nera coltre, chi sopravvive non è per forza il più intelligente, a volte è solo il più efficiente. Madre natura quando vuole riesce a essere spietata, sa essere anche sfrontata, ognuno segue il suo istinto, si salva chi ha le caratteristiche migliori; sopravvive chi è più audace, chi se la sa cavare, chi si sa adattare, in ogni circostanza e la concorrenza riesce a sbaragliare.

In un mondo difficile in cui il più forte sopravvive, alcuni comportamenti vengono appresi tramite l’esperienza altri direttamente dall’istinto, sono intrinsechi nel patrimonio genetico di chi la fa franca.

L’uomo come il più opportunista degli animali, stermina il prossimo per i suoi biechi interessi personali. La differenza sostanziale è che l’uomo dovrebbe essere dotato di una morale, di una propria coscienza che gli dica cosa sia giusto o sbagliato fare; tutti sappiamo che bisogna valorizzare la vita e non pensare unicamente al vile capitale.

Per l’umana specie l’importante è solo stare in cima alla piramide alimentare! Non capisce che tutti gli esseri viventi sono legati a doppio filo, respiro dopo respiro…

Senza biodiversità si va verso una ineluttabile calamità, abbiamo tutti il medesimo destino. “Ma è la dura legge della giungla urbana”, direbbe il colletto bianco sorseggiando un campari: “non te la prendere sono soltanto affari!”. L’umanità sarà vittima della propria voracità, della propria stupidità.

Se ci passiamo sopra l’uno all’altro per un black friday, cosa succederà quando non ci sarà più cibo negli scaffali, quando l’acqua smetterà di sgorgare dal rubinetto, quando non ci sarà più, sopra la testa un tetto; saremo in preda al delirio, sarà portato a compimento l’ecocidio. In un mondo sovrappopolato, arido, dispotico, radioattivo, nevrotico, non ci sarà più posto per la pietà, ne per la cosiddetta civiltà.

Orde affamate vagano disperate in cerca di una preda da sbranare e poi da spolpare, si ammassano l’un sull’altro, come schegge impazzite allo sbando, chi la spunta è il più scaltro. Una moltitudine di vita brulicante, che aspetta fremente, solo il fatidico istante. Masse morenti si accalcheranno per strapparsi di mano l’ultima razione, morti viventi si spolperanno a vicenda per colazione.

Come ogni altra creatura alla fine,  dovremmo riacquistare il nostro posto nel cerchio vitale. O ci adatteremo, cambiando, o periremo, supplicando… Abbiamo perso il nostro lato primordiale, proprio quello che abbiamo voluto dimenticare: il nostro istinto animale.

Ogni creatura in natura svolge la sua funzione, ricopre un ben preciso ruolo, solo l’uomo è fuori luogo: è un ingranaggio che devia dalla normale. Ci siamo voluti ribellare alle legge naturale, ci siamo voluti sostituire alla creatrice; ciò che rimane uguale, tra l’uomo e l’animale, è la strenua e quotidiana lotta per la sopravvivenza: nella savana, nella giungla, anche in quella metropolitana.

E’ arrivata l’ora di agire per il bene collettivo, dobbiamo pensare alle generazioni future, dobbiamo regalare un avvenire prosperoso ai nostri figli, dobbiamo correre ai ripari e rimediare agli sbagli, rimboccarci le maniche, o prepararci a fare i bagagli. Se continuiamo in questa direzione verremo sfrattati dal pianeta terra senza tanta esitazione.
 

L’unica cosa che ci può aiutare è la speranza alla fine, almeno la pelle di voler salvare; non è un gioco, non è una burla, non è una cospirazione, è quasi scaduto il tempo a nostra disposizione.

Non dobbiamo puntare più al progresso ma all’evoluzione, in fondo è una semplice questione di:

 
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